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Centu concas centu Berrittas

centu concas centu berrittas

Tempo di lettura: 7 minuti

Cronache di un Veglione di Natale

Quando mio marito, di origini toscane, fu invitato per la prima volta a casa dei miei nonni per trascorrere il Natale con la mia numerosa famiglia, ricevette il primo vero imprinting che ha in seguito caratterizzato il suo essere sardo autentico.

Per metà da parte di madre già lo era, ma in seno alla sua famiglia era prevalsa la cultura toscana del padre. A casa sua preferivano la panzanella a su proceddu, la ribollitta ai culurgiònes, il cacciucco a su casu marzu.

Cinquantaquattro Piatti e Diciotto Persone: Un Banchetto Senza Fine

Alla tavola dei miei nonni eravamo in circa 18 persone fra nonni, bisnonni, zii e cugini, sulla tavola 54 piatti da portata, perché ciascuno dei commensali aveva  espresso il desiderio di tre cibi particolari (salvo poi abbuffarsi anche del cibo scelto da altri). 

Qualche esempio: mia sorella aveva chiesto culurgiònes con ricotta e spinaci, agnello in salsa bianca e martuzzu;

mio padre aveva chiesto filindeu in brodo di pecora, pecora in cappotto e tammatiga frisca;

mio marito aveva detto che amava patatine fritte, fettina impanata e Coca Cola, a dire il vero aveva anche detto caciucco ma nessuno conosceva la ricetta e a quei tempi non si poteva cercarla in rete;

io avevo chiesto malloreddus alla campidanese, tratalia arrosto e seadas al miele;

mia zia Paola aveva chiesto bucconis, tapparas al finochietto e orziadas fritte.

Solo due portate trovavano tutti assolutamente d’accordo, ossia s’anzoneddu e su proceddu arrosto.

Mio marito mi chiese: ma è un ristorante? 

DAL CIBO ALLA POLITICA

Il pranzo ebbe inizio e iniziò una discussione su quale fosse il cibo più buono e il vino migliore, ovviamente per entrare nel merito della discussione ciascuno assaggiava le portate destinate agli altri ad esclusione di mio marito che rimaneva fedele alla sua fettina impanata e alla sua Coca cola.

Pertanto a metà pranzo eravamo quasi tutti allegri per l’eccesso di vino mentre mio marito ci guardava lucido e sbalordito per tutto il cibo che riuscivamo a ingurgitare.

La discussione sul cibo, non so come né perché si spostò alla politica e finimmo a discutere senza mai trovare un accordo finché mia nonna servì anche la cena senza interruzione dal pranzo. 

LA DOMANDA FATIDICA

Questa cosa che per me era normalissima, fu per mio marito sconvolgente e mi chiese: “come fate a stare sempre così uniti se non andate d’accordo praticamente su nulla?”

Io risposi: “perché siamo centu concas e centu berrittas.”

Centu Concas e Centu Berrittas: La Libertà Individuale Sarda

Lui mi disse: “dimmelo in italiano che non capisco.”

Io risposi: “letteralmente significa cento teste e cento cappelli.

Significa che ciascuno è un individuo pensante e che il suo pensiero viene rispettato.

Nessuno da noi è una pecora che segue il gregge, vedi, sa berritta a chi guarda da fuori sembra uguale per tutti, ma ogni berritta è fatta a misura di chi la porta e nessuno può dire che quella berritta non sia della giusta misura.

Chi dei sardi disse che siamo: pochi testardi e male uniti ha interpretato le nostre vivaci discussioni con la mentalità di membro di un gregge, sottovalutando il nostro spirito di libertà individuale e al contempo il nostro forte attaccamento alla nostra terra e alla  nostra gente.”

LE RADICI SARDE CHE EMERGONO

Mio marito rispose: “non vedo l’ora che sia di nuovo Natale e la prossima volta voglio assaggiare il formaggio con i vermi e il Nepente di Oliena.” Da allora delle vecchie abitudini toscane ha mantenuto solo la passione per il cacciucco alla livornese che è diventato la 55° portata dei nostri banchetti natalizi.


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