Menu Chiudi

La maledizione del riso sardonico

illustrazione riso sardonico maschera

Tempo di lettura: 7 minuti

La maledizione del riso sardonico

La gelosia o meglio il senso del possesso, chi non è stato vittima almeno una volta nella vita?

Vuoi per averlo provato in prima persona, quando l’oggetto del nostro desiderio sembra sfuggirci o vuoi per esserne stati le vittime essendo stati noi stessi l’oggetto delle altrui pretese.

In Sardegna ci sono tantissimi racconti sull’argomento. Vengono raccontati alle giovani adolescenti affinché non cedano troppo all’irrefrenabile istinto di civettare con chiunque e ai giovani pretendenti, affinché non si lascino corrompere da inutili pettegolezzi sulle loro giovani belle ragazze. Storie che spesso hanno radici in fatti realmente accaduti.

Adesso voglio raccontarvi la storia di Maria Melleddu e di come ha reagito di fronte a chi voleva piegarla.

L’inganno

Maria Melleddu era una giovane donna sarda dalla bellezza e dal fascino inusuali, molto nota per il suo carattere indipendente e la sua risolutezza nel difendere la sua identità e la sua libertà.

Conobbe un giovane e bellissimo uomo di nome Antonio. Lui, durante il corteggiamento e il fidanzamento, si mostrò alquanto disponibile a concedere a Maria tutta la libertà di cui lei aveva bisogno pertanto, quando le propose di sposarlo, lei non se lo fece dire due volte. Con lui si sentiva davvero tanto felice.

Antonio, prima di sposarla, viveva le attenzioni morbose degli altri uomini per Maria come una spinta a desiderarla tutta per sé, non fosse altro che per poter dimostrare ai paesani che lui era migliore degli altri qualora lei avesse acconsentito alle nozze.

A dire il vero sognava che una volta sposata gli altri avrebbero smesso anche di guardarla per rispetto verso il suo nuovo status di sposa, anzi non per questo ma per rispetto a lui che era un uomo degno di stima.

La bellezza di Maria, però, era qualcosa di irrinunciabile, come guardare l’aurora o un volo di fenicotteri dello stagno di Molentargius con la luce di un tramonto. Così continuarono, anche dopo le sue nozze, a guardarla avidi di desiderio e ad accostarsi a lei anche solo per un fugace saluto, perché il sorriso e gli occhi di Maria avevano un effetto inebriante capace di mutare l’umore di una giornata nata storta.

Antonio iniziò a non avvertire più l’orgoglio che gli faceva pensare di essere il prescelto fra tutti, ma iniziò a sentirsi insicuro e si fece in lui più forte il senso di orgoglio che gli faceva pensare che se una cosa era sua nessuno doveva portargliela via

Una storia di gelosia

Ovviamente nei suoi pensieri deliranti, scordava un concetto fondamentale, ossia che Maria non era sua e che non era neanche una cosa, bensì una persona che lo aveva scelto fra tanti perché la faceva sentire felice. Maria la scelta la faceva ogni giorno, perché lei Antonio lo amava davvero e degli altri non le importava nulla, anche se trovava scortese non rispondere con gentilezza ai saluti altrui.

Poco importava se gli altri avevano secondi fini, lei non aveva nulla da nascondere e non temeva il giudizio altrui.

Antonio dal canto suo, viveva la cortesia di Maria verso i paesani come un  pavoneggiare in mezzo ai suoi corteggiatori, anzi iniziò a credere che lei li provocasse di proposito.

La sua mente iniziò a creare l’immagine di una moglie infedele, finché un giorno consumato dalla gelosia e dall’ira si presentò davanti a lei. Le disse perentorio che lei non sarebbe più uscita di casa senza la sua compagnia e che da quel momento non avrebbe mai più dovuto parlare con un uomo e avrebbe dovuto togliere il saluto a tutti i suoi vecchi amici.

Maria era talmente in buona fede che scoppiò a ridere di gusto pensando che lui avesse iniziato il gioco del geloso per rendere più piccante il menage familiare. Per tutta risposta ricevette un sonoro ceffone.

Maria rimase con la bocca spalancata e una guancia con l’impronta rossa della mano di Antonio. Gli chiese se fosse impazzito e lui risposte con un secondo ceffone sull’altra guancia.

Raptus

Maria  con il suo spirito indomito da sarda donna fiera non si lasciò abbattere, non pianse e neppure implorò ma continuò a ridergli in faccia con un riso sardonico carico di disprezzo e sfida che penetrò nell’anima di Antonio segnando il suo destino per sempre.

– Non ridere sciagurata! Tuonò l’Otello isolano.

Lei sgranò meglio gli occhi incredula che quel pagliaccio fosse davvero suo marito Antonio e sollevando un sopracciglio con espressione ironica e falsamente spaventata, riprese a ridere beffarda e ad Antonio parve di specchiarsi in uno specchio e di scoprire improvvisamente la sua goffaggine e più per convincere se stesso che sua moglie che stava facendo sul serio ripetè l’imposizione.

Il viso di Maria si trasfigurò da bellissimo a spaventoso con quel riso sardonico che non faceva affatto ridere al povero Antonio.

Lo sgomento dell’uomo fu tale che la sua collera  si trasformò in furia omicida e le sue mani si strinsero sul collo della bellissima moglie come se le avesse serrate un meccanismo automatico indipendente dalla sua volontà.

Maria, prima che gli occhi si rivoltassero all’indietro come gli occhi di una bambola, pensò a quanto fosse stata stupida a credere alla maschera buona con cui si era presentato  Antonio la prima volta. Pensò a quanto fosse più facile cedere alla morte che stare a fianco di una siffatta serpe e senza mai perdere quel riso sardonico che tanto lo aveva fatto infuriare, lasciò che i suoi occhi si rivoltassero a indagare dentro come farebbe una jana. Esalò l’ultimo respiro e sembrava quasi il singhiozzo di chi ha riso tantissimo.

La maledizione del riso sardonico

Antonio mollò la presa, come un fulminato dalla corrente che viene improvvisamente isolato da un bastone di legno, incredulo per la sua stessa ferocia ma ancor più per quel riso sardonico che pareva dirgli quanto si fosse reso ridicolo.

Da quel giorno in poi Antonio fu tormentato dalla visione di quella risata. Ogni volta che chiudeva gli occhi vedeva quel bellissimo volto trasfigurato dall’ultimo riso beffardo, come se lei avesse già pregustato il senso di colpa che avrebbe da lì a poco schiacciato come una mosca il suo bel maritino, proprio come quelle che lui afferrava con le mani per far vedere a lei quanto fosse lesto ai tempi in cui indossava la maschera del magnifico per conquistarla.

Quel riso beffardo non si cancellava più come se glielo avessero tatuato dentro le palpebre.

Cercò inutilmente di scappare come se quella visione non appartenesse alla sua mente ma come se fosse cosa esterna da lui ma ovunque andasse il fantasma di Maria lo seguiva ridendo di lui e della sua tragica insensata scelta.

Ancora oggi si  parla di Maria come un simbolo di forza, indipendenza e vendetta poetica femminile.
Di Antonio si dice che ancora stia correndo veloce, a tal punto da non riuscire a percepirne il colore, come unu cani fughinde. Ma questa è un’altra storia.


Ti è piaciuto questo articolo? Scoprili tutti sulla pagina LETTURE


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Hai domande? Scrivici!