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Luxia Arrabbiosa

Luxia Arrabbiosa illustrazione

Tempo di lettura: 6 minuti

Una storia di rabbia e ingiustizia

Luxia Arrabbiosa.

L’ira, un sentimento che tutti conosciamo, soprattutto in una società che spesso sembra opprimere e soffocare il nostro senso di libertà.

La Sardegna ci porta tanti esempi lampanti  di questo sentimento espresso e represso.  La sua storia è segnata da vicende di oppressori che hanno cercato di piegare il popolo al loro volere, ma anche da eroi che hanno combattuto con tenacia per la libertà.

Storie che si snodano fra mito e leggenda o storie vere vestite da leggenda perché inenarrabili nella loro versione originaria? 

Quella che vi racconto oggi è un esempio di come l’ira, per quanto comprensibile, possa far male davvero solo a chi la manifesta.

Attenzione: non leggete se siete anche voi facili all’ira e alla sete di giustizia, potreste rimanere pietrificati!

Forza e volontà non bastano

Ai tempi in cui i Romani tentarono la colonizzazione della Sardegna, senza tuttavia mai riuscirci davvero se non per piccole porzioni di terra, viveva a Villaperuccio una straordinaria donna di nome Luxia.

Non passava inosservata per via della sua  bellezza e statura imponente con un viso bellissimo con labbra sensuali e occhi neri profondi ma segnato da una espressione sempre triste.

La sua forza e la sua determinazione erano leggendarie eppure la vita non le riservava che difficoltà e prove sempre più difficili.

Era  vedova  con un figlio in fasce  ed era costretta a lavori umili e gravosi.

Così appena venne a sapere che i romani stavano costruendo un ponte nell’isola di S’Antioco che  gli avrebbero permesso di raggiungere agevolmente la vicina sponda dell’Isola Madre, si caricò con uno scialle nero il neonato sulle spalle e si recò nel cantiere dei romani per chiedere lavoro.

Potrei cucinare per loro, lavare i loro vestiti… pensava strada facendo.

Quando dopo due giorni di cammino fu giunta a Sant’ Antioco i romani risero di gusto alla sua richiesta e le risposero che a loro servivano grosse pietre per costruire il ponte e null’altro. 

– “Va bene!” Rispose Luxia “avrete le pietre per il vostro ponte, quanto pagate?”

I romani scoppiarono a ridere convinti che tanto una donna con neonato al seguito per giunta, non avrebbe portato neanche una pietra e le risposero:

– “Portaci una bella gerla piena di pietre e te le pagheremo a peso d’oro.” E scoppiarono ancora in una grassa volgare risata.

Un duro lavoro

Luxia tornò nel suo piccolo paese, dalla sua misera ma pulita dimora vedeva a malapena l’altopiano di Montessu che si ergeva in tutta la sua bellezza e che pareva fare da scudo al suo piccolo paesello.

Fin dal neolitico a Montessu avevano dimorato i suoi avi e lì erano rimaste le tracce del loro glorioso passato, da lontano si intravedevano le aperture delle Domus de Janas , più di quaranta, che gli antenati avevano scavato nella roccia per restituire alla terra i loro cari defunti.

Luxia pensava che ci avrebbe abitato volentieri in quella più grande che chiamavano la casa del capo, era fresca d’estate e calda d’inverno ed era decorata da spirali scavate nella roccia, ma da qualche anno un pastore se ne era appropriato per offrire rifugio alle sue pecore e lei non aveva carte per dimostrare che quelle domus erano da sempre appartenute alla sua famiglia.

Con lo sguardo rivolto a Montessu rischiarato ormai dalla luna piena, rimase tutta la notte a intrecciare  una gerla bella capiente e l’indomani mattina sempre con il suo neonato sulle spalle si avviò verso S’Antioco, raccogliendo, strada facendo, le pietre più grosse e più belle affinché i Romani non avessero a che pentirsi di pagarle a prezzo d’oro con forza sovrumana e inarrestabile, solo ogni tanto  si fermava a raccogliere bacche di rovi per calmare la fame  e si fermava in qualche sorgente per dissetarsi, mentre  sotto l’ombra di qualche quercia secolare si fermava per allattare la sua creatura.

Luxia Arrabiosa

Luxia fece questo viaggio assurdo più e più volte e ogni volta i romani le dicevano:

– ” Brava Luxia ti pagheremo domani.” Ma domani non arrivava mai.

L’ultimo viaggio si rivelò diverso dagli altri, il neonato fu colto da febbre improvvisa e Luxia dovette fare più soste del solito alle sorgenti per  rinfrescargli la fronte.

Quando arrivò a S’Antioco il ponte le apparve maestoso e solitario ma soprattutto  completato ma c’era un problema: non c’era nessuno per pagarla per il suo duro lavoro.

Si fermò sfinita alla base del ponte e prese il suo bambino dallo scialle che aveva sulle spalle ma il bambino era morto.

Luxia Arrabiosa urlò tutta la sua ira al cielo, sentendosi tradita e furiosa.

Aveva speso il suo tempo a portare pietre e aveva esposto il suo bambino a ogni intemperie affinché i romani avessero il loro ponte e ora nessuno era rimasto a riconoscere il suo sforzo.

La rabbia la invase e in un impeto incontrollabile maledisse il cielo e il suo destino. Ma per lei, il destino aveva in serbo una punizione ancora più grande.

In risposta alla sua ira i Lumi decisero di intervenire tramutandola in una statua di pietra.

Rimase immobile, impietrita dalla sua collera diventando un monito per tutti coloro che osavano sfidare il potere divino.

Luxia Arrabiosa però è diventata una leggenda in tutta la Sardegna e a Villaperuccio si erge ancora oggi come simbolo di forza ma anche come monito a controllare la rabbia e l’ira. Gli abitanti della Sardegna e in particolare di Villaperuccio la guardano con rispetto e timore, ricordando la storia d’una donna straordinaria che ha pagato un prezzo terribile per la sua giusta collera.

Ponte romano Sant'Antioco
Ponte romano Sant’Antioco

Chi era Luxia Arrabiosa

Di Luxia Rabbiosa si parla in tutta la Sardegna, la sua storia è spesso diversa, così come il suo nome e il suo animo.

In alcuni racconti viene chiamata Luxia, in altri Lughia, Giorgìa, Jorgia… È talvolta una gigantessa caparbia, altre una fata buona gentile o una strega alleata col diavolo.[1]

Insomma, le leggende che la raccontano sono davvero numerose, tu quale di queste conosci? Scrivilo nei commenti!


GEOLOCALIZZAZIONE DEI LUOGHI CITATI

Ponte romano, Sant’antioco: 39.05850607082126, 8.47055550649408

Necropoli di Montessu (domus de janas) : 39.13123885480091, 8.672479978737657

Menir Luxia Arrabiosa – Villaperuccio: 39.10451870047922, 8.66970723331965


BIBLIOGRAFIA

1• Creature Fantastiche in Sardegna. Claudia Zedda. Edizione del Kindle. 


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