Tempo di lettura: 6 minuti
una parola dalle mille sfumature
Quando, a tre anni di età, mi mandarono all’asilo, presi subito in odio le suore che giudicai palesemente false e cattive, tutte sorrisi e cortesie rivolte a mia madre e appena chiusa la porta alle sue spalle, cattiveria sgarbo e spintoni alla sottoscritta.
Il trauma fu tale che il secondo giorno mi misi a fare i capricci perché non ci volevo andare e mia mamma mi disse: “O ci vai ammarolla o ci vai per forza!” Io risposi: “ci vado a Marolla” pensando nella mia testolina che Marolla fosse un luogo dove le maestre d’asilo fossero autentiche e gentili.
L’illusione di arrivare a Marolla finì appena fui costretta a varcare ammarolla la soglia dell’asilo delle suore cattive.
Quella fu la prima volta che pensai che le parole non avessero un significato univoco ma che potevano prestarsi a interpretazioni ed equivoci.
Da quel momento in poi ho sempre voluto approfondire il significato di ogni parola nuova e lo facevo chiedendolo a mio padre, che era maestro.
Finché ero piccola mi dava le risposte, quando però ho imparato a leggere e scrivere, mio padre diceva: cercalo sul dizionario, vieni a dirmelo e poi scrivi 10 pensieri con quel vocabolo.
Questa cosa mi è sempre piaciuta tanto e lo stesso metodo lo utilizzava la mia maestra Graziella, che estendeva il compito ai miei compagni ogni volta che io chiedevo il significato di qualche parola.
Questo particolare generò odio nei miei confronti da parte dei miei compagni che mi ritenevano responsabile delle loro fatiche scolastiche.
Più loro mi odiavano più io realizzavo che le persone pigre e ignoranti non potevano essere protagoniste del film della mia vita, ma solo comparse utili a renderne più movimentato lo svolgimento.
la lingua sarda: un tesoro prezioso
Ora però va specificato che a “marolla” (o ammarolla, , mala boza, mala gana) non è un termine della lingua italiana, bensì della lingua sarda. Mi piace molto la particolarità della nostra lingua che utilizza dei termini intraducibili letteralmente in altre lingue.
Ammarolla infatti assume diversi significati a seconda dell’espressione e del tono con cui viene pronunciata e cambia anche a seconda del contesto.
esempi:
- se pretendo che qualcuno faccia un lavoro che non vuol fare gli dico con tono aggressivo: lo fai ammarolla e cioè per forza;
- se ho poca voglia di andare a una festa ma ci vado per non offendere chi mi ha invitato dirò con espressione di rassegnazione che ci vado ammarolla quindi non per forza, ma con rassegnazione;
- se mi chiedono: lavori anche domani? Rispondo: ammarolla ossia per dovere;
- se sono una che non ama correre ma devo farlo per scappare da un incendio si dirà: sa marolla ponnidi sa beccia a curri, ossia la necessità fa correre la vecchia.
E TU? QUAL È LA TUA VERSIONE DI AMMAROLLA?
Come da prassi, a noi di Babajola ci piace invitare voi lettori a dire la vostra.
Questa volta il nostro invito a scrivere nei commenti la variante locale della parola ai sardi madrelingua, lo vogliamo estendere anche ai non sardofoni. E allora diteci: come esprimente il concetti di AMMAROLLA nel vostro dialetto regionale? Scrivetelo nei commenti!
Ti è piaciuto questo articolo? Scoprili tutti sulla pagina LETTURE

