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…sceberadhus in bidda
Moglie e buoi dei paesei tuoi
Moglie e buoi dei paesei tuoi. Quante volte avete sentito questo proverbio? Io molte.
Quando per un periodo fin troppo lungo della mia vita, sono dovuta emigrare in un’altra regione per lavorare, ho avuto subito modo di riflettere sul fatto che usi e costumi di altri luoghi, pur essendo molto interessanti dal punto di vista culturale e turistico, lo diventano molto meno se intaccano le nostre certezze e le nostre abitudini, soprattutto se per noi sono dei punti fermi sine qua non.
Ogni regione d’Italia e ovviamente del mondo si caratterizza oltre che per la varietà del suo paesaggio, anche per la varietà dei suoi usi e costumi e lo stesso vale per gli idiomi.
Riflettevo sul fatto che in Sardegna più che in altri posti certe differenze ci sono, e anche molto marcate. Le troviamo anche fra paese e paese anche se a pochi chilometri di distanza.
Certe differenze sono tali da poter creare disagio o generare equivoci, tanto più se non si è disponibili a scendere a compromessi.
È proprio pensando a questa difficoltà che mi torna in mente un detto sardo che mia bisnonna mi ripeté all’infinito quando le dissi che il mio fidanzato non era “purosangue” sardo, ossia: cuaddu e popidda sceberadhus in bidda, cavallo e moglie sceglili in paese.
Insomma, la versione sardofona del più nazionale moglie e buoi dei paesi tuoi.
Ovviamente mia nonna non considerava che il mio fidanzato era nato, come me, nella città più giovane d’Italia e che i nostri reciproci genitori avevano origini di diversi paesi e che quindi certi compromessi c’erano già stati.
Compromessi culturali nei matrimoni misti
Del resto, se mi fossi scelta un fidanzato Mantovano avrei dovuto festeggiare Santa Lucia, se avessi scelto un uomo di Villasor avrei dovuto portare in dote i mobili per la casa insieme.
Sposando un’indiano mi sarei dovuta sacrificare sulla pira alla sua morte per non dover servire mia suocera e scegliendo un’afgano, probabilmente, mi sarei dovuta nascondere il viso.
Insieme ad un sassarese avrei mangiato ziminu1 e melanzane, al fianco di un quartesu avrei mangiato carne di cane, dicono, e via dicendo.
Sulla questione degli idiomi è molto divertente notare le differenze anche fra bidde2 vicinissime. Se voglio lo zucchero a Siliqua chiedo tzuccuru, se lo voglio a Nuxis chiedo ciuccuru. Per avere olive a Santadi chiedo oria, a Villasor chiedo obia.
Ora immaginate una giovane mogliettina di Nuxis moglie di un giovane di Villasor che senta chiedere dal novello sposo: bittimì su schidoi ca’ obia obia ma non d’esti obia e inzà cou petza.3
La poveretta in casa sua avrebbe sentito dire: Cicca su schidoni ca’ borei oria, ma non ‘ci d’esti e inciarasa facciu peccia. 3
Agli idiomi comunque ci si abitua presto, e anche alle altre differenze ma avrete sicuramente notato che il detto nomina anche il cavallo, che nulla ha a che fare con il linguaggio o le usanze.
La sicurezza di scegliere a “chilometro zero”
Ecco quindi che la vera essenza de su diciu4 sta nel fatto che tutto ciò che scegli del tuo paese non ha per te segreti, perché nei paesi tutti sanno tutto di tutti e quindi sai se un cavallo è stato allevato bene, come sai che lo sposo o la sposa sono di buona famiglia e di sani principi.
Traduzioni
•1 – ziminu: piatto tipico del Sassarese a base di frattaglie di ovino o bovino.
•2 – Bidde: Paesi.
•3 – Cerca lo spiedo che vorrei olive, ma non ce ne sono e allora faccio carne.
•4 – Su diciu: il proverbio.
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